Il problema con i papi
All’inizio del nuovo Millennio, Firenze era governata dalla dinastia ottoniana degli imperatori tedeschi, che si estinse alla morte di Enrico II nel 1024. La corona imperiale passò poi a Corrado II, il primo della dinastia salica di Franconia. Sebbene Corrado II non fosse particolarmente interessato all’Italia o al papato, fu suo figlio, Enrico III, a recarsi nella Penisola per risolvere una grave crisi del clero.
A quel tempo, sin dalla morte di Papa Giovanni XIX, i pontefici erano ancora scelti da una combinazione di collegi elettorali ecclesiastici e laici e i risultati delle elezioni erano spesso fonte di dissidi e contrasti. La situazione era così caotica che nel 1046, ad esempio, erano stati contemporaneamente eletti tre papi al soglio pontificio.
Quale Papa?
A Enrico fu chiesto di giudicare quale dei tre eletti fosse il vero papa. Uno di questi, Gregorio VI, fu papa quasi per un anno e mezzo prima di rendersi conto che non era possibile “acquistare” questo ministero (il papato gli venne venduto da Benedetto IX per 2000 libbre).
Gli altri due appartenevano a nobili famiglie romane rivali: Benedetto IX, eletto a vent’anni, per ben due volte fu espulso da Roma prima di abdicare; Silvestro III, di quasi quarant’anni, era stato cacciato via già da Benedetto IX prima di tornare ad essere vescovo.
La soluzione di Enrico
La settimana prima di Natale del 1046, Enrico incontrò i pretendenti al soglio pontificio e fu deciso che nessuno di questi poteva essere il vero papa. Enrico invece si schierò dalla parte di colui che alla fine divenne papa a Natale del 1046, ossia Clemente II.
Il primo atto ufficiale di Clemente II fu l’incoronazione di Enrico III come Imperatore dell’Impero Romano in una cerimonia che era molto simile a quella di Carlo Magno e Ottone I prima di lui. Clemente morì solo due anni dopo (non si esclude l’avvelenamento come causa di morte). Per i successivi 26 anni altri sette papi gli succedettero al trono, tra di essi compare anche Nicola II, che Dante mette all’Inferno tra i simoniaci (Inferno XIX, vedi la raffigurazione di Doré sopra).
Ildebrando
Nel frattempo, all’interno dei circoli papali girava il nome di un tale Ildebrando, un giovane chierico toscano che era stato mandato a studiare a Roma per intraprendere la carriera ecclesiastica. Il suo obiettivo era quello di ridisegnare la fisionomia del papato prima che cadesse totalmente nelle mani degli imperatori. A lui si deve il sistema di conclave ancora oggi in uso.
La sua strategia consisteva nel proibire qualsiasi tipo di interferenza extra-ecclesiastica durante le elezioni papali, in pratica intendeva liberare il clero dalla sudditanza nei confronti dell’imperatore. Quando nel 1073 Ildebrando divenne papa col nome di Gregorio VII, grazie alla sua abilità amministrativa e al suo zelo religioso mise in atto una profonda riforma della Chiesa.
Investiture
Enrico IV, che regnava da ormai dieci anni dopo la morte di Enrico III, riteneva che i cambiamenti di Gregorio VII (noti in seguito come Riforma Gregoriana) fossero una minaccia all’eredità di suo padre. L’Imperatore e il Papa si scontrarono fortemente sulla questione delle investiture, ossia su chi avesse diritto di nominare i vescovi, ma soprattutto sulla attiva partecipazione dell’Imperatore nell’elezione del pontefice (potere temporale vs. potere spirituale) che fu, da Gregorio VII, abolita. Dante in seguito ritornerà su queste questioni nel De Monarchia.
Matilde di Canossa
Matilde di Canossa è sicuramente una delle figure più importanti del Medioevo italiano. Nel 1069, dopo che Goffredo il Gobbo, suo marito, venne assassinato, Matilde, donna di forza straordinaria e incline al comando, ne ereditò il potere.
Riuscì abilmente a manipolare sia il Papa sia l’Imperatore e per quasi cinquant’anni fu in grado di reggere un regno che si estendeva dalla Toscana fino alle Alpi.
L’umiliazione di Enrico IV
Nel 1077 Enrico IV viene ufficialmente scomunicato. Dopo aver atteso per diversi giorni sotto la neve fuori dal castello di Matilde, l’imperatore fu finalmente autorizzato ad entrare per poter chiedere perdono a Gregorio VII. Qui in basso è raffigurato Enrico IV mentre chiede aiuto a Matilde di Canossa (Cod. Vat. Lat 4922; questo episodio fornì anche il retroscena storico dell’opera di Pirandello Enrico IV.)
Come Ugo di Toscana prima di lei, Matilde concentrò il suo potere a Firenze. Anche se altre cittadine toscane occasionalmente cambiavano alleati, preferendo a volte schierarsi con Enrico IV, Firenze rimase sempre fedele a Matilde.
In questo quadro è già possibile osservare un fenomeno che diventerà poi di cruciale importanza nei secoli successivi: la tendenza delle piccole città-stato a schierarsi o con l’imperatore o con Matilde (che in pratica rappresentava gli interessi del papa), a seconda dei benefici che se ne potevano trarre. Nel 1097, Enrico IV abbandonò definitivamente il Regno d’Italia dopo essere stato sconfitto dall’esercito di Matilde.
Crescita economica
Per capire la situazione di Firenze in questo momento storico, bisogna fare un passo indietro. Prima dell’anno 1000, la principale fonte di ricchezza della Toscana era la produzione agricola. Alla fine del secolo XI però, tutto ruotava quasi esclusivamente intorno al commercio.
A differenza di molte altre regioni, la Toscana era stata relativamente ben protetta durante le diverse invasioni barbariche e Firenze fu sempre il centro del potere politico e commerciale, fin dai tempi di Ugo di Toscana. È proprio a Firenze che le attività commerciali e le piccole imprese artigiane si sviluppano con molta rapidità: tutto questo fa sì che vi sia sempre maggiore necessità di cambiare denaro e questo a sua volta porterà alla creazione delle prime banche.
Mercanti e nobili
I mercanti iniziarono a cimentarsi in ogni tipo di attività imprenditoriale dall’acquisto alla vendita di alimenti nelle aree rurali locali, al commercio di tessuti internazionali, al cambio di valuta e persino al prestito di denaro (anche se prestare soldi a usura era ritenuto altamente immorale). Per la primissima volta, il sistema feudale, che traeva potere e denaro dai proprietari terrieri, veniva messo in discussione da un nuovo sistema basato sulle città. Questo segnò la nascita del Comune medievale o città-stato.
La vecchia nobiltà feudale non si preoccupò molto del commercio in sé, ma la loro egemonia e il loro sistema di privilegi venivano minacciati dalla nuova classe mercantile costituita da gente molto abile e scaltra. Per difendersi, i nobili risposero a questa nuova minaccia attraverso il potere delle loro antiche istituzioni, spesso organizzandosi in famiglie e clan alleati denominati consorterie.
Naturalmente, la nascente classe media si rese conto di essere stata presa di mira e tentò di difendersi come meglio poteva. Anch’essi si unirono formando solitamente gruppi di interesse professionali simili che, nel corso del secolo successivo, si sarebbero trasformati in corporazioni o arti.
Le mura
Nel frattempo i fiorentini si resero conto che le continue incursioni degli imperatori al nord e la pressione dei papi proveniente dal sud significava che la città aveva bisogno di una maggiore protezione. Nel 1078 vennero finalmente completate una serie di mura per fortificare il nucleo urbano. Si estendevano dal Battistero al Duomo e da lì all’Arno e al castello di Altafronte, dove si trova il Museo Galileo, e lungo il fiume oltre Ponte Vecchio.
