La Fondazione della città
Anche se Firenze era una città molto importante ai tempi di Dante, non vi è nulla da dire di particolarmente degno di nota per quanto riguarda la sua storia antica. Poco si sa anche sulla sua fondazione: alcuni credono che abbia avuto luogo sotto Silla (82-79 a.C.), altri sotto Giulio Cesare (verso il 59 a.C.) e altri ancora durante il regno di Cesare Augusto (42 a.C.).
È certo tuttavia che fu durante il primo secolo a.C. che Firenze divenne una colonia romana perfettamente funzionante. La regione circostante era stata controllata dagli Etruschi che in collina avevano fondato la vicina Fiesole. I Romani invece scelsero di costruire il loro villaggio (Florentia) in pianura vicino all’Arno sul quale poi edificarono anche un ponte.
Lo schema architettonico adottato dai Romani (in basso) era piuttosto comune per quel periodo. Florentia aveva la forma di un rettangolo; era divisa da strade perpendicolari che creavano gli isolati della città ed era circondata dalle mura. Il cerchio giallo sulla destra mostra dove fosse collocato l’anfiteatro (che si può ancora vedere chiaramente sulle mappe moderne) e la linea a D rovesciata traccia la posizione del teatro.
Cristianesimo
Il cattolicesimo arrivò a Firenze relativamente tardi, probabilmente importato da mercanti di origini greche, siriane ed ebraiche. Infatti il paganesimo era ancora abbastanza radicato nel 250 d.C., anno del martirio di San Miniato che era giunto a Firenze dalla Grecia.
La città tuttavia era già completamente cristiana quando Ambrogio visse a Firenze nel 393: qui fondò la chiesa di San Lorenzo (quindi fuori dalle mura) e rese San Zenobio il più famoso dei suoi primi vescovi.
I tempi “molto” bui
Solo un decennio più tardi, i fiorentini si sarebbero risvegliati, per la prima volta nella loro storia, con i barbari alle porte. I Goti saccheggiatori avevano circondato la città, ma i fiorentini riuscirono a resistere. Lo fecero grazie all’aiuto del generale romano Stilicone (di origine metà romana e metà vandala) il cui intero esercito era curiosamente costituito da Goti e da Unni.
Per tutto il V secolo, la penisola italiana fu devastata dalle molteplici ondate degli eserciti invasori. Nel 476, anno della caduta di Roma, Odoacre divenne il primo re barbaro d’Italia e resse il potere per una decina di anni: a succedergli fu Teodorico l’Ostrogoto nella successiva invasione transalpina.
Firenze gotica
Fu proprio Teodorico a condannare a morte il celebre Boezio (uno degli scrittori preferiti di Dante). Stabilì la sua capitale a Ravenna, dove l’Impero Romano d’Occidente aveva già predisposto un’efficiente burocrazia. A differenza delle generazioni di predoni germanici venute prima di lui, Teodorico desiderava istituire un governo funzionante a beneficio dei suoi nuovi sudditi, e difatti riuscì a garantire un certo livello di pace in questa regione.
Le mire occidentali dell’Impero Bizantino
Un anno dopo la morte di Teodorico nel 526, Giustiniano (citato da Dante nel Canto VI del Paradiso) assunse la corona dell’Impero Bizantino. Avendo già deciso di riunire l’Impero d’Oriente con quello d’Occidente, l’imperatore Giustiniano mise immediatamente in pratica il suo piano in Italia.
I Bizantini intrapresero due campagne militari di successo. La prima, dal 535 al 540, si concluse con la conquista di Ravenna da parte di Giustiniano. La seconda, dal 540 al 553, cercò di opporsi al contrattacco portato avanti da Totila, re degli Ostrogoti.
Totila
Fu durante questa seconda campagna militare che Totila (che Dante e i cronisti confondevano costantemente con Attila) finalmente invase Firenze e la saccheggiò fino quasi a raderla al suolo. È per questo motivo che Dante lo mette nel fiume di sangue bollente con altri spietati tiranni.
Sopra: Inferno 12 dipinto da Stradano
Firenze e l’Alto Medioevo
Dopo vent’anni di continue battaglie attraverso tutta la penisola italiana, i fiorentini vissero praticamente di espedienti fino a quando giunse una nuova banda di invasori stranieri: i Longobardi.
Nuovi arrivi
I Longobardi erano una tribù germanica pre-vichinga che, diversi anni prima, aveva iniziato a migrare verso sud dalla Scandinavia. All’inizio del VI secolo stabilirono un potente regno nell’attuale Ungheria.
Intorno al 568, Alboino, re dei Longobardi, attraversò le Alpi orientali alla guida di un esercito che era composto non solo dai suoi soldati ma anche da guerrieri delle tribù sassoni, bulgare e ostrogote. In meno di un anno, i Longobardi avevano già conquistato quasi tutto il Nord Italia, inclusa Firenze.
Nuovi padroni
Nel momento in cui i Longobardi riuscirono ad insediarsi, l’Impero d’Oriente aveva inteso che intraprendere una nuova guerra sarebbe stato controproducente. Pur probabilmente riuscendo a difendere ancora per qualche tempo i loro interessi in Italia, i Bizantini decisero tuttavia di ritirarsi nuovamente dall’altra parte dell’Adriatico. L’Impero arrivò infatti a firmare un patto di non aggressione con i Longobardi, usato, in ultima istanza, da questi ultimi per legittimare tutte le loro rivendicazioni territoriali.
Nuovi cattolici
I Longobardi erano cristiani di fede ariana e questo venne usato a loro vantaggio nel contendersi il potere con i Franchi e con i Bavari.
I loro sudditi italiani tuttavia consideravano eretica qualsiasi religione al di fuori del cattolicesimo. Come conseguenza i Longobardi rinunciarono all’arianesimo. Questa decisione pertanto permise loro di stringere la presa praticamente su tutta la penisola italiana in pochissimo tempo.
Il “piede” di Liutprando
Il regno longobardo raggiunse il suo apogeo sotto il re Liutprando che assunse il trono nella loro capitale a Pavia nel 712. Cercò di modernizzare il suo regno in diversi modi, ma il suo contributo più duraturo venne dal suo “piede”. In pratica, Liutprando stabilì un’unità di misura standard che fu accettata in tutta Italia (resistendo in alcuni casi finanche nel secolo XIX) basata sulla lunghezza del suo piede. Sulla colonna di marmo a destra della porta sud del Battistero (sotto), è ancora possibile vedere il pes Liutprandi (il piede di Liutprando), una sezione rettangolare la cui altezza uniforme forniva uno standard concordato.
Nuovi vicini
Liutprando non solo difese il Friuli dagli invasori slavi, ma prese anche il controllo di Ravenna e Roma e di diverse vaste aree del Sud Italia.
Durante il dominio Longobardo, la Toscana godette di un periodo di relativa serenità. Il loro regno tuttavia terminò nel 774, l’anno in cui Carlo Magno, sostenuto da Papa Stefano, entrò in Italia e conquistò la loro capitale, Pavia.
L’Impero Romano
Dopo la caduta dell’Impero Romano (476) il termine “impero” veniva usato per riferirsi all’Impero Romano d’Oriente, noto anche come Impero Bizantino. Non esisteva più un impero occidentale o romano, e per tre secoli, il termine cadde in disuso. Ma le cose cambiarono il giorno di Natale dell’800 quando Carlo Magno fu incoronato Imperatore dei Romani da Papa Leone III a Roma.
Quell’evento trasformò il suo regno nell’Impero Romano (il suo stemma è presentato qui sotto) e mantenne questa denominazione fino a quando, nel 1157, Federico Barbarossa aggiunse l’aggettivo “sacro” ad esso. L’amministrazione imperiale di Firenze e dei territori limitrofi cadde su Bonifacio I, i cui antenati erano arrivati alcune generazioni prima dalla Baviera e avevano già guadagnato un certo numero di feudi toscani nelle vicinanze.
Il Regno d’Italia
Carlo Magno morì nell’814 dopo aver costruito un autentico impero di nome e di fatto. Il suo erede, Luigi il Pio, divise l’Impero in regni e li diede ai propri figli (Trattato di Verdun, anno 843). Firenze apparteneva al nuovo Regno d’Italia governato da Lotario I che fu l’unico figlio di Luigi il Pio a mantenere il titolo di Imperatore Romano.
Nell’855, Lotario I assegnò le sue terre in Italia e il suo titolo al figlio maggiore Luigi II. Queste terre si estendevano dagli odierni confini italiani del nord fino al Molise. Una grande parte di quella area era tuttavia occupata dai possedimenti del Papa.
Caos
Una volta che l’Impero venne diviso tra i fratelli, i loro discendenti lottarono tra di loro per possederne il controllo. Firenze e altre città divennero il nucleo delle rivalità dinastiche. Nell’887, alla morte di re Carlo il Grosso (il quale non aveva eredi) la dinastia carolingia giunse al suo termine.
Negli anni successivi, Firenze e la Marca di Tuscia furono assoggettati a una serie di duchi Franchi e Provenzali.
La Dinastia Ottoniana
Ottone I di Sassonia approfittando di questa instabilità si spostò verso sud e nel 951 arrivò, praticamente incontrastato, nel Regno d’Italia. Lo stesso anno, a Pavia, la famosa corona di ferro fu ufficialmente posta sul suo capo. I nobili di numerose città, inclusa Firenze, giurarono spontanea lealtà al nuovo sovrano. Un anno dopo, Ottone I fece ritorno in Sassonia per reprimere una ribellione.
Nell’estate del 961, marciò nuovamente attraverso le Alpi e giunse in Italia. L’accordo stipulato tra Ottone I e Papa Giovanni XII non era molto diverso da quello immaginato e condiviso da Dante: l’Imperatore avrebbe avuto il potere temporale mentre il papato quello spirituale. Ottone I passò l’autunno a Pavia e arrivò a Roma nel gennaio del 962. In quel luogo, ripeté l’incoronazione di Carlo Magno e si fece incoronare Imperatore dal Papa.
Ugo di Toscana
Ottone I era diventato sia Duca di Sassonia che Re di Germania all’età di 23 anni. Non solo. Doveva anche occuparsi degli ungheresi e degli slavi ad est. L’ultima cosa a cui probabilmente voleva pensare era alla Toscana (i cui confini di allora erano pressappoco gli stessi di oggi) e pertanto decise di affidare quel territorio ad Ugo di Toscana, chiamato da Dante “il Gran Barone” (Paradiso XVI.128).
Questa mossa risultò alla fine essere una scelta molto azzeccata. Ugo, che è sepolto nella Badia, era un vero modernizzatore. Trasferì la capitale da Lucca a Firenze e ristrutturò l’amministrazione dell’intera regione. Concesse terre e titoli nobiliari a numerosi fiorentini dei suoi tempi. Ugo, che era uno dei leader più amati di Firenze, morì nell’anno 1001.
Stemma di Ugo di Toscana